
Nella foto: Sakibul
Tra giugno e luglio abbiamo dato vita a un laboratorio di narrazione fotografica che ha coinvolto i beneficiari della Comunità per l’inclusione sociale; si tratta di persone migranti e non, con storie, età e provenienze diverse, riunite intorno a un linguaggio comune, quello delle immagini.
La fotografia è diventata un modo per raccontarsi senza bisogno di troppe parole: uno sguardo sulla propria quotidianità, sui luoghi, sui dettagli che dicono chi siamo e chi vorremmo essere. In un gruppo dove ognuno partiva da una lingua e da una storia diverse, l’obiettivo ha fatto da ponte: ci si è messi alla pari, collaborando, ciascuno con il proprio punto di vista sul mondo e la propria dose di creatività e sguardo unico.
Perché includere non significa cancellare le differenze, ma trovare i modi per stare accanto… e a volte basta una macchina fotografica.

